Stories:

Pasqua Siciliana

La Sicilia non è una terra, è una dimensione.
(Leonardo Sciascia)
Sicily is not a land, it is a dimension
(Leonardo Sciascia)

uesta storia racconta giorni passati in Sicilia durante le cerimonie pasquali tra Trapani, Marsala, Palermo e Prizzi. Qui la Pasqua è un’esperienza collettiva vissuta per strada, tra silenzi, gesti rituali e devozione condivisa. A Marsala la Passione di Cristo viene incarnata nei riti; a Trapani i Misteri percorrono la città per ventiquattro ore; a Prizzi compaiono i diavoli rituali; a Palermo le vare avanzano lente sostenute dalla partecipazione della comunità. Tra concentrazione, attesa, sofferenza e fatica, emerge anche la festa e la convivialità. Il progetto fotografico documenta queste tradizioni, restituendo l’intensità della vita siciliana e il rapporto tra partecipanti e osservatore.

Pasqua Siciliana

Questa è una storia di giorni passati in Sicilia durante le cerimonie pasquali, tra Trapani, Marsala, Palermo e Prizzi.

Qui la Pasqua non è solo una ricorrenza religiosa, ma un’esperienza collettiva che si vive per strada, tra la gente, nei silenzi e nei gesti ripetuti, a volte è come un tempo diverso, più lento e denso in cui il vivere  quotidiano sembra farsi da parte.

Per molti, magari quelli del continente, queste cerimonie appaiono lontane, quasi fuori dal tempo; per chi vive in questi luoghi, invece, sono parte della vita stessa.

A Marsala la Passione di Cristo viene rievocata come un racconto incarnato;

A Trapani i Misteri attraversano la città per ventiquattro ore, in uno sforzo fisico e mentale che unisce chi porta, chi segue e chi aspetta.

A Prizzi compaiono i diavoli, figure rituali e disturbanti, che mettono in scena il conflitto tra bene e male.

A Palermo le vare avanzano lente, pesanti, sostenute da una devozione condivisa che si trasmette di mano in mano.

In ogni luogo mi sono sentito  coinvolto dal calore delle persone, dalla naturalezza con cui accolgono chi osserva e chi partecipa.

È una tradizione antica, profondamente sentita, che il popolo siciliano vive con un’intensità particolare.

Può esserci anche qualcosa di turistico, ma resta in secondo piano, senza intaccare la forza del rito.

La concentrazione, l’attesa e quella sorta di dolore e sofferenza fisica silenziosa erano palpabili, ma accanto a esse emergeva anche un senso di festa, di stare insieme.

La macchina fotografica era un mezzo per provare a restituire ciò che stavo vivendo ma quel sentire profondo delle persone a volte distraeva e prendeva il sopravvento.

Sicilian Easter

This is a story of days spent in Sicily during Easter ceremonies, between Trapani, Marsala, Palermo, and Prizzi.

Here, Easter is not just a religious celebration, but a collective experience lived on the streets, among the people, in silence and repeated gestures. Sometimes it’s like a different time, slower and more intense, where everyday life seems to fade away.

For many, perhaps those from the mainland, these ceremonies seem distant, almost timeless; for those who live in these places, however, they are part of life itself.

In Marsala, the Passion of Christ is reenacted as an embodied story;

In Trapani, the Mysteries pass through the city for twenty-four hours, in a physical and mental effort that unites those who bring, those who follow, and those who wait.

In Prizzi, devils appear, ritualistic and disturbing figures, enacting the conflict between good and evil.

In Palermo, the floats advance slowly, heavily, supported by a shared devotion that is passed from hand to hand.

In every place, I felt captivated by the warmth of the people, their helpfulness, and the natural way they welcome observers and participants.

It’s an ancient, deeply felt tradition, experienced by the Sicilian people with rare intensity.

There may be something touristy about it, but it remains in the background, without diminishing the power of the ritual.

The concentration, the anticipation, and that sort of silent physical pain and suffering were palpable, but alongside them also emerged a sense of celebration, of being together.

The camera was a means to try to convey what I was experiencing, but the profound feelings of the people sometimes distracted and took over.